A pochi giorni dalla scadenza del termine, prorogato al 31 marzo 2021, per l’invio delle comunicazioni sulle spese del 2020, scoppia il caos sulla cessione del credito di imposta e sull’opzione dello sconto in fattura legate all’Ecobonus al 110% e in generale alle detrazioni concesse per le ristrutturazioni edilizie. 

Al centro della bufera, questa volta, ci sono le piattaforme delle società di consulenza, verso le quali molto spesso le banche e gli intermediari che acquistano il credito fiscale reindirizzano i clienti per potere effettivamente beneficiare dell’incentivo.
Un elemento che aggiunge ulteriore confusione in un settore, quello dei benefici fiscali per le ristrutturazioni, dove i passaggi richiesti sono già numerosi e complicati e il livello di burocrazia è molto elevato. 

Ma perché questa confusione?

Stando all’esperienza di chi attualmente è al lavoro sulle pratiche di cessione del credito sembrerebbe che le banche vincolino il cliente a passare per la società di consulenza di loro fiducia con cui lo scorso anno hanno stretto accordi mutua esclusività.

Questo passaggio innesca un doppio meccanismo che porta ad un allungamento dei tempi.

Da un lato coloro che vogliono cedere i loro crediti si trovano a dover interfacciarsi con un nuovo interlocutore diverso dal consulente che finora li ha assistiti, con tutte le problematiche inerenti a familiarizzare con procedure e tempi diversi.

Dall’altro, il passaggio di consegna spesso comporta la rielaborazione di una serie di passaggi già assolti, ma su cui la società di consulenza vuole nuovamente effettuare un controllo, con conseguente allungamento dei tempi.

 Secondo il consiglio nazionale dei commercialisti le banche non possono imporre una piattaforma precisa. La questione è però complessa dal punto di visto giuridico e forse non si ha né il tempo né l’energia per affrontarla in questo periodo.

In più, secondo diverse segnalazioni, le piattaforme messe a disposizione dalle grandi società di consulenza e di auditing stanno riscontrando, specie in queste settimane, numerosi problemi di funzionamento tale da rendere in molti preoccupati circa il perfezionamento delle loro pratiche.
La sensazione è che comunque tra esperti e addetti ai lavori sia diffusa una certa confusione sull’utilizzo delle piattaforme.

Se non altro nella bozza di Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) arricchita delle note tecniche inviate l’11 marzo dal ministero dell’Economia, si legge che, “con riferimento all’estensione del Superbonus 110%, si indica come orizzonte temporale per la proroga dell’incentivo l’intero anno 2023”. Tale proroga potrebbe essere subordinata al beneplacito della UE. L’unica cosa che rimane certa in Italia è che un sistema farraginoso e burocratico costringe in molti a sperare nei continui rimandi e nelle immancabili proroghe dell’ultimo momento per permettere a tutti di stare al passo con la legislazione vigente.

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