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I lavoratori, da questa settimana, potranno richiedere la liquidazione in busta paga del Tfr redigendo il modello allegato al Dpcm n. 29/2015.

Le domande dei lavoratori non potranno essere fatte nel caso di unità produttive in cui vi sia in corso un programma ai cassa integrazione straordinaria o in deroga oppure quando il Tfr sia stato dato a garanzia di contratti di finanziamento.

La possibilità è negata anche ai lavoratori domestici e ai dipendenti del settore agricolo.

Per i datori di lavoro con organico inferiore a 50 lavoratori, accedendo al finanziamento garantito dal Fondo di garanzia Inps, la corresponsione avverrà dal terzo mese successivo a quello dell’istanza.

Per i lavoratori la scelta di richiedere il Tfr in busta paga fa perdere la possibilità di avere un’aliquota più vantaggiosa di tassazione prevista per la normale corresponsione del Tfr, poiché sarà assoggettato alle addizionali regionali e comunali Irpef e, rientrando nel reddito complessivo, comporterà di minori detrazioni fiscali e un conseguente aumento delle imposte.

 L’accordo sottoscritto il 20.03.2015 tra Ministero dell’Economia, Ministero del Lavoro e Associazione bancaria Italiana (Abi) fissa gli elementi del finanziamento alle piccole imprese, con meno di 50 addetti, per fornire le risorse necessari ad erogare il Tfr in busta paga ai lavoratori che ne facciano richiesta.

Il finanziamento consiste nella disponibilità creditizia, offerta dalla banca e destinata all’utilizzo mensile per la copertura delle erogazioni del Tfr in busta paga. A tal fine, l’Inps invierà mensilmente alle banche certificazioni attestanti l’importo delle erogazioni che i datori di lavoro devono effettuare.

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