Il decreto Cura Italia ha introdotto un credito di imposta per il canone di affitto degli esercizi commerciali, in immobili di categoria catastale C/1, relativo alla mensilità di Marzo.

Il requisito richiesto, oltre alla categoria catastale dell’immobile, è l’aver effettivamente sostenuto la spese relativa al mese di Marzo. La norma viene quindi incontro a tutti gli inquilini che da una parte avranno visto ridursi le entrate del relativo mese ma dall’altra non hanno avuto la possibilità di sospendere i costi fissi.

Per i proprietari però nulla è stato previsto e ricordiamo che, a prescindere dall’incasso o meno, i canoni di affitto vanno sempre e comunque dichiarati, anche se non si è percepito niente sugli stessi.

Una soluzione possibile è allora richiedere la riduzione del canone.

La possibilità di ridurre il canone in caso di difficoltà di pagamento da parte dell’inquilino è ammessa a prescindere dalla tipologia di locazione. L’accordo, quindi, vale per tutti i contratti di locazione, sia per quelli ad uso abitativo sia per quelli ad uso commerciale.
Non ci sono differenze in riferimento alla durata del contratto, né relativamente al regime fiscale di tassazione ordinaria o cedolare secca. Non sono dovute spese di registrazione e l’atto è esente dal bollo, e da imposta di registro.

Oltre che a ridurre il carico di spese per il locatario, l’accordo basato sul Modulo 69 avrà dei vantaggi anche per i proprietari di casa che rischierebbero di trovarsi a pagare imposte su canoni insoluti mentre, in questo modo, pur vedendo ridotta l’entrata mensile, pagheranno imposte solo su quanto effettivamente riscosso.

Gli accordi di questo tipo dovrebbero essere registrati nel termini di 30 giorni.

Proprio in virtù del cura Italia però tale scadenza può essere rimandata al 30 di Giugno. Questo dà sicuramente più tempo anche per valutare lo stato di difficoltà finanziaria e i ritardi di pagamento che gli inquilini potrebbero avere da qui a metà anno.

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