Migliaia di italiani rischiano di dover pagare l’anno prossimo una mini Tasi e una mini Imu. Il problema riguarda gli 866 Comuni in cui le amministrazioni hanno stabilito aliquote diverse da quelle del 2014 approvando la delibera oltre la scadenza del 30 luglio, l’ultimo giorno utile per dare il via libera ai bilanci di previsione (soltanto ai sindaci della Sicilia era stata concessa una proroga fino al 30 settembre).

Venerdì scorso, in commissione Finanze alla Camera, il sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti ha assicurato che il Governo è al lavoro per evitare che i contribuenti siano chiamati alla cassa per il versamento imprevisto. Ormai però il tempo stringe, visto che il termine per saldare la seconda rata di Imu e Tasi 2015 scade mercoledì 16 dicembre.

Il nuovo caso si è aperto a inizio novembre, quando è stato approvato un emendamento del Pd alla legge di Stabilità che prevede una sanatoria per le delibere sui tributi locali approvate dal 30 luglio al 30 settembre. La norma entrerà in vigore solo il primo gennaio 2016, per cui in teoria non ha effetto sul versamento di questo mese, ma potrebbe implicare un nuovo obbligo fiscale l’anno prossimo.

Si tratterebbe allora di pagare un conguaglio sull’Imu e sulla Tasi di tutto il 2015 (quindi prima e seconda rata) pari alla differenza fra gli importi calcolati con le nuove aliquote e quelli che sono stati effettivamente versati quest’anno con le soglie del 2014.

La confusione sarebbe assicurata, perché bisognerebbe rifare i calcoli su tutti gli immobili – non solo sulla prima casa -, maneggiando una quantità di aliquote da far venire mal di testa. A meno che il Governo non trovi una soluzione entro pochi giorni.

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