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Dopo tre anni di negoziati, Roma e Berna hanno raggiunto un’intesa per risolvere la vertenza sugli averi bancari italiani in Svizzera. Concordata anche una “road map” per regolare gli altri principali dossier in sospeso.

Da parte italiana, dopo essersi arenata assieme al governo Letta, la legge sull’emersione volontaria dei capitali (“voluntary disclosure”) ha finalmente superato la prova del parlamento con il nuovo governo Renzi ed è entrata in vigore all’inizio dell’anno.

Da parte sua, la Svizzera si appresta ormai ad aderire ai nuovi standard internazionali sullo scambio automatico d’informazioni bancarie. Il segreto bancario sta per cadere quindi anche nei confronti dell’Italia, prevedibilmente dal 2018, e un nuovo accordo fiscale bilaterale diventa quindi ineluttabile.

Firmando l’accordo entro 60 giorni dall’entrata in vigore della nuova legge italiana, la Svizzera – tuttora sulla “black list” italiana dei paesi non cooperativi a livello fiscale – sarà trattata alla stessa stregua degli Stati della “white list”. Ciò consentirà agli evasori “pentiti” con capitali in Svizzera di regolarizzare la loro situazione fiscale beneficiando di una riduzione delle sanzioni previste – ad esempio, sanzione minima del 3% dimezzata invece del 5 o 6% e termini di prescrizione di 5 anni invece di 10 anni.

La firma dell’accordo non sembrerebbe portare già da ora allo stralcio della Svizzera dalle liste nere italiane; questo passo è atteso solo dopo la ratifica del testo da parte dei rispettivi parlamenti, ossia non prima del 2016.

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