Fra le misure contenute nel  è prevista l’estensione del bonus locazioni.
Si tratta di un’agevolazione già prevista dal decreto Rilancio (art. 28, D.L. n. 34/2020) e destinata a dare sollievo finanziario alle tante attività economiche e professionali che stanno risentendo della crisi economica causata dall’epidemia da Covid-19.
In sintesi, in presenza di un calo di fatturato, spetta un credito d’imposta pari al 60% dell’ammontare mensile del canone o al 30% (50% per le strutture ricettive) in caso di contratti di servizi a prestazioni complesse o di affitto d’azienda, comprensivi di almeno un immobile a uso non abitativo destinato allo svolgimento dell’attività industriale, commerciale, artigianale, agricola, di interesse turistico o all’esercizio abituale e professionale dell’attività di lavoro autonomo.
A dire il vero, già con il decreto Cura Italia (art. 65, D.L. n. 18/2020) era stata prevista una misura simile, anche se limitata solo al mese di marzo e con caratteristiche diverse.
Le aspettative che si sono create su un bonus di questo tipo sono state tante, anche a causa della sua appetibilità. Tanto che il Legislatore, con il riacutizzarsi autunnale dell’epidemia ha pensato di estenderne la portata anche per gli ultimi tre mesi dell’anno (si ricorda che, prima del decreto Ristori, il beneficio spettava solo per i mesi di marzo, aprile, maggio e giugno – aprile, maggio, giugno e luglio per le attività stagionali).
Cambiano, però, alcune regole: il beneficio non spetta a tutte le imprese, enti e lavoratori autonomi, che rispettano determinati requisiti, ma solo ad alcune specifiche categorie economiche appositamente individuate. In sostanza possiamo dire che le categorie sono quelle dei settori maggiormente colpiti dalle recenti chiusure: ristoranti, bar, centri sportivi.
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