Domenica è stato firmato il decreto annunciato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte con le nuove limitazioni per contenere la diffusione del coronavirus (SARS-CoV-2) e che prevede la chiusura, in tutta Italia, delle «attività produttive non necessarie».

Nel decreto si dice che è sempre consentita l’attività di produzione, trasporto, commercializzazione e consegna di farmaci, tecnologia sanitaria e dispositivi medico-chirurgici, di prodotti agricoli e alimentari, e di «ogni attività comunque funzionale a fronteggiare l’emergenza». Si dice inoltre che sono consentite consentite le attività dell’industria dell’aerospazio, della difesa, le «altre attività di rilevanza strategica per l’economia nazionale» e «le attività degli impianti a ciclo produttivo continuo»: per il loro proseguimento è necessario e sufficiente inviare una comunicazione al prefetto della provincia dove si trova l’attività produttiva. Sarà il prefetto, eventualmente, a deciderne la sospensione.

Il decreto stabilisce la sospensione fino al 3 aprile da oggi, lunedì 23 marzo, ma con tempo fino a mercoledì 25 marzo per preparare le attività necessarie alla sospensione.

Nell’elenco del decreto, le attività che non potranno sospendere la produzione sono identificate dal proprio codice ATECO, quello della classificazione delle attività economiche (da cui “AT-ECO”) usata dall’Istituto nazionale di statistica italiano (ISTAT). Nel dettaglio le attività che resteranno aperte quindi sono quelle seguono, ma occhio: in certi casi ci sono ordinanze regionali che impongono la chiusura di attività permesse dal decreto del governo, e non è ancora chiaro quale prevalga.

Ad esempio, nella regione dove ha sede Studio Giallo, la Lombardia, c’è un’ordinanza regionale, la n. 514 del 21 marzo 2020, che detta vincoli ancora più stringenti, con sanzioni fino a 5.000€ per chi non rispetta i divieti imposti.

 

Quale regolamento prevale? In punto di diritto dovrebbe prevalere quello varata dal governo perché dopo l’ emanazione del D.P.C.M. lo stesso prevale sulle disposizioni Regionali in forza dei principi generali previsti dalla legge, art. 32 legge n. 833/1978, e dello stesso art. 3 D.L. n. 6/2020 che limita la possibilità regolatoria d’urgenza attribuita alle Regioni nelle more di un decreto del Presidente del Consiglio che regolamenti la medesima materia, il tutto in coerenza con art. 120 della Costituzione.

Vi suggeriamo però la massima cautela, perché queste sono interpretazioni di diritto e sicuramente chi è preposto al controllo del rispetto delle leggi non ha il tempo, né i mezzi, per affrontarle in questo momento. Né rientra fra le priorità della situazione. Laddove possiate rimanete a casa.

 

Rispettando comunque i due regolamenti, noi continueremo a lavorare da casa, rispettando le scadenze fiscali delle prossime settimane che al momento non sono prorogate.

 

 

Per sapere cosa è bloccato dal D.P.C.M, di seguito proponiamo l’elenco dei codici ATECO che possono continuare ad operare. Potete fare un raffronto, prendendo la vostra visura camerale e controllando il codice Ateco che è in prima pagina.

 

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