Flag-map_of_SwitzerlandQuesta pagina vuole essere un punto di riferimento con spunti, riflessioni e consigli che si spera siano utili per chi voglia approfondire il tema della Voluntary Disclosure e eventualmente affidarsi a Studio Giallo per gestire la procedura di regolarizzazione col fisco italiano di posizione pregresse del contribuente.

Nelle prossime settimane andremo progressivamente ad aumentare i contenuti di questa sezione, vi consigliamo quindi di controllare periodicamente la pagina.

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Accordo bilaterale Italia Svizzera – Nozioni Base Mi conviene? – Adempimenti

 

 

Accordo bilaterale Italia Svizzera

Pubblichiamo qui una sintesi dei contenuti dell’accordo bilaterale fra Italia e Svizzera che dovrebbe essere firmato prima del 2 Marzo 2015.

Da una prima disanima dei negoziati sembrerebbe che si sia raggiunta un’intesa sui seguenti punti:

  • passaggio senza traumi al futuro scambio automatico di informazioni, in particolare semplificazione della regolarizzazione dei valori patrimoniali di clienti bancari italiani senza massicce fughe di capitali e riduzione dei rischi di perseguimento giuridico nei confronti delle banche e dei loro impiegati;
  • stralcio della Svizzera dalle liste nere Blacklist italiane nel più breve tempo possibile (1);
  • miglioramento della Convenzione per evitare le doppie imposizioni (CDI) tra la Svizzera e l’Italia, passaggio allo standard dell’OCSE per lo scambio di informazioni su domanda;
  • miglioramento dell’Accordo sui frontalieri (2);
  • miglioramento dell’accesso al mercato per i fornitori di servizi finanziari

1 – liste nere italiane (Blacklist): con l’entrata in vigore del Protocollo di modifica della CDI la Svizzera sarà tolta dalle liste, che considerano come criterio unicamente l’assenza dello scambio automatico di informazioni. Gli attuali regimi fiscali privilegiati per le imprese che figurano sulle liste nere italiane saranno stralciati da queste liste quando saranno aboliti o resi conformi con gli standard internazionali. 

2 –  imposizione dei frontalieri: in futuro i frontalieri saranno assoggettati a un’imposizione limitata nello Stato in cui esercitano la loro attività professionale e pure ad un’imposizione ordinaria nello Stato di residenza. La quota spettante allo Stato del luogo di lavoro ammonta al massimo al 70 per cento del totale dell’imposta normalmente prelevabile alla fonte. Il carico fiscale totale dei frontalieri non sarà inferiore a quello attuale e, in un primo tempo, nemmeno superiore. La nuova imposizione dei frontalieri sarà oggetto di un accordo, che dovrà essere negoziato nella prima metà del 2015. Entrambi gli Stati si sono impegnati ad avviare rapidamente i negoziati.

 

 

In cosa consiste e come si sviluppa la procedura di collaborazione volontaria?

Il primo passo da compiere per poter accedere alla procedura di collaborazione volontaria è rivolgersi a un professionista competente in materia e conferire il mandato ad operare.
Il professionista analizzerà preliminarmente la posizione degli asset detenuti all’estero dal contribuente, verificando l’anno in cui queste attività si sono formate e/o trasferite, nonchè l’eventuale presenza di cause ostative e di aspetti penali.
Successivamente il professionista provvederà a valutare la documentazione dei fondi esteri sotto un profilo finanziario-fiscale, in modo tale da poter ricostruire la storia dei proventi generati all’estero e, sulla base delle molte variabili, definire il costo delle imposte da pagare.
Definito il complesso calcolo, si presenterà un’istanza all’UCIFI (per mezzo di un modello disponibile sul sito dell’Agenzia dell’Entrate) che, valutate le informazioni e i documenti forniti dal contribuente, provvederà ad emettere un invito a comparire e al calcolo delle imposte, delle sanzioni ridotte e degli interessi.
Sulla base dei calcoli operati dall’amministrazione finanziaria, il contribuente avrà due opzioni:
  1. prestare “acquiescenza” e pagare quanto richiesto dall’avviso di accertamento;
  2. inoltrare una proposta di accertamento con adesione.
Il pagamento delle somme dovrà essere effettuato in una unica soluzione o, su richiesta del contribuente, in tre rate mensili di pari importo entro 15 giorni prima della data di comparizione, ovvero 20 giorni dalla redazione dell’atto di adesione ovvero entro il termine per la proposizione del ricorso contro le sanzioni per il quadro RW.
Con il pagamento (nel caso delle tre rate, con il pagamento dell’ultima rata) si perfeziona e conclude la procedura di regolarizzazione.

 Chi può fare disclosure?

I soggetti obbligati alla compilazione del quadro RW: persone fisiche, enti non commerciali, società semplici ed equiparati ex art. 5 TUIR residenti in Italia, i titolari effettivi dell’investimento secondo quanto previsto dall’art. 1, comma 2, lettera u), D.Lgs. n. 231/2007, che detengono investimenti all’estero e attività estere di natura finanziarie a titolo di proprietà o di altro diritto reale indipendentemente dalle modalità della loro acquisizione.
Anche gli enti commerciali (società di persone e società di capitali) residenti, seppur chiaramente esclusi dagli obblighi connessi alla disciplina del monitoraggio, avranno la possibilità di accedere alla sanatoria delle violazioni.
Allo stesso tempo tale procedura potrà essere attivata da quegli enti di diritto estero la cui sede di direzione effettiva è in Italia (le c.d. societàesterovestite”).

Conviene davvero?

La voluntary disclosure è cara, ma per chi ha portato illegalmente soldi all’estero è anche l’ultima possibilità di far pace con il Fisco.
La nuova legge stabilisce che l’evasore dovrà pagare tutte le tasse non versate ma avrà sconti su sanzioni e interessi, non incorrerà nelle pene previste per i reati fiscali compiuti e soprattutto non sarà perseguito per il nuovo reato di autoriciclaggio, che è stato introdotto nel provvedimento proprio con l’obiettivo di dare una spinta all’emersione. Il pagamento da parte dell’autore delle violazioni dovrà avvenire in unica soluzione o in tre rate mensili e la procedura potrà essere attivata entro il 30 settembre 2015 su violazioni commesse fino al 30 settembre scorso (2014).
Fatto salvo che le imposte evase andranno pagate per intero, ad oggi le sanzioni amministrative vanno dal 3% al 15% delle somme non dichiarate per i Paesi white list e dal 6% al 30% per i Paesi black list. Con la voluntary disclosure, invece, le sanzioni saranno ridotte “in misura pari alla metà del minimo edittale”, ovvero l’1,5% e 3%, rispettivamente la metà del 3% e del 6% (si tratta di una delle ragioni per cui l’accordo con la Svizzera è così importante, dal momento che consente a Berna di passare dalla black alla white list).
In caso di definizione agevolata delle sanzioni (ex art. 16, comma 3, D.Lgs. n. 472/1997) vi è un ulteriore abbattimento ad un sesto od un terzo del minimo.
In nessun caso, dunque, il conto finale sarà leggero, ma non approfittare della voluntary disclosure significherà perdere l’ultima occasione di regolarizzare la propria posizione senza correre il rischio di sanzioni amministrative e penali molto più pesanti.
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