Smart Working e Privacy

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Forme di lavoro agile come lo smart working stanno modificando la struttura organizzativa delle aziende anche nell’ottica della protezione dei dati.

L’attenzione alla sicurezza dell’informazione deve essere mantenuta alta non solo all’interno dei muri dell’azienda, ma in tutti i luoghi dove i vari dispositivi mobili (laptop, tablet e smartphone) vengono utilizzati. La creazione di un ambiente “protetto” sul luogo di lavoro, dove le possibilità di incidenti siano ridotte al minimo e dove si impedisca in maniera automatica al lavoratore di effettuare operazioni che possano mettere in pericolo l’intero sistema, diventa un obiettivo sempre più complesso per le aziende. Come fare fronte alle nuove sfide?

Il documento dell’Article 29 Data Protection Working Party (opinion 2/2017) dell’8 giugno 2017 sul trattamento dei dati sul luogo di lavoro ha posto in evidenza numerosi vantaggi, sia in un’ottica organizzativa, sia in un’ottica di sicurezza, strettamente correlati alla società dell’informazione e al suo ingresso nel mondo del lavoro.

Il cuore del documento è l’analisi del trattamento sistematico e sicuro, da parte di un ipotetico datore di lavoro, di dati personali dei dipendenti con particolare attenzione alla protezione dei dati degli interessati e alla ricerca di un bilanciamento necessario tra gli interessi legittimi del titolare (in questo caso: il datore di lavoro) e una ragionevole aspettativa di privacy e di protezione delle proprie informazioni in capo al dipendente, soprattutto nell’era dello smart working.
Sono molti i principi cardine che sono analizzati e sviluppati nel documento e che tracciano un quadro realistico (anche) del futuro dello smart working.
Un primo aspetto che i redattori del documento tengono a precisare punta alla consapevolezza di una necessaria protezione (che le tecnologie possono, in molti casi, facilitare), del flusso di comunicazioni aziendali elettroniche che sono quotidianamente (e necessariamente) diffuse per motivi correlati alla vita stessa dell’azienda e, in generale, per motivi lavorativi strettamente connessi alle mansioni dei dipendenti.
Di questo flusso elettronico di informazioni, e delle misure di sicurezza adottate, il datore di lavoro deve darne informazione ai lavoratori per renderli non solo consapevoli delle attività che sono svolte, ma anche per formarli e renderli più sicuri.

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