Scia 2

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È scontro tra stato e regioni sulla Scia 2. Lo schema di decreto è quello varato in prima lettura dal consiglio dei ministri il 15 giugno scorso, su cui il Consiglio di stato si è espresso il 4 agosto successivo, con un parere recante diverse proposte di modifica.
Il provvedimento punta a uniformare su tutto il territorio nazionale i procedimenti autorizzatori per l’edilizia e le attività d’impresa come il commercio, l’artigianato e la somministrazione di alimenti e bevande; ma il testo due giorni fa è stato stravolto in Conferenza unificata, dove le regioni hanno pesantemente messo mano al testo, rivendicando la propria autonomia.
Secondo gli enti territoriali, infatti, devono essere fatti salvi i regimi amministrativi più favorevoli in termini di semplificazione già previsti localmente. Anche in considerazione dell’esplicito richiamo nella legge delega (n. 124/2015) a principi e criteri direttivi di derivazione Ue, a cui le regioni si sono tenute, nel legiferare. Al contrario dello stato centrale, che, invece, nella tabella A contenuta nello schema di dlgs (quella che individua i procedimenti autorizzatori da utilizzare) ha operato una mera ricognizione della normativa esistente.
Il ritorno all’autonomia regionale in fatto di Scia è una delle condizioni che le regioni hanno posto per il raggiungimento dell’intesa in Conferenza unificata. Stando a quanto riportato da una nota, emanata dalla Conferenza delle regioni (e non dalla Unificata) l’intesa sarebbe stata raggiunta con l’accoglimento delle richieste regionali. Ma il governo tace.
Lo schema di decreto legislativo in oggetto, va ricordato, è quello per l’individuazione dei procedimenti oggetto di autorizzazione e segnalazione certificata di inizio attività, in applicazione della riforma Madia sulla pubblica amministrazione (art. 5 della legge suddetta).

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