Anche l’Italia ha finalmente un FOIA

Italia, Società

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Con il via libera ottenuto  in consiglio dei ministri dal decreto sul «Foia», il Freedom of Information Act che supera il nostro vecchio diritto di accesso agli atti pubblici in nome della trasparenza a tutto tondo sul modello anglosassone, arriva la prima approvazione definitiva per un decreto attuativo della riforma della Pubblica amministrazione.

 

«La Pa diventa una casa di vetro», rilancia il sottosegretario alla Pubblica amministrazione e innovazione Angelo Rughetti, ma oltre che sul piano politico, la riforma arrivata ieri al traguardo promette di avere un forte impatto pratico, sulla base di un cambio di modello: al diritto di accesso tradizionale, che permette a cittadini e imprese di conoscere gli atti pubblici su cui hanno un ««un interesse diretto, concreto e attuale», si affianca la nuova trasparenza, in cui il diritto a conoscere atti e informazioni diventa la regola e la mancata diffusione dei provvedimenti è l’eccezione motivata dalla tutela di interessi precisi, dal segreto di Stato alla privacy passando per le tutele commerciali.

 

Tradotto in pratica, per conoscere le procedure di valutazione utilizzate in un appalto o in un concorso non sarà necessario essere nella platea dei concorrenti, e i cittadini avranno diritto a conoscere i finanziamenti concessi dal Comune, lo stato effettivo di attuazione dei provvedimenti sui servizi pubblici, dalla sanità ai trasporti, i tempi reali per lo smaltimento delle pratiche e così via. Ma non sempre ci sarà bisogno di chiedere, perché il nuovo provvedimento prova a rilanciare gli obblighi “automatici” di pubblicazione finora sparsi in tante normative: le Pa dovranno mettere online tutti i pagamenti effettuati, in forma puntuale e aggregata, per permettere di tenere davvero sotto controllo il fenomeno dei debiti commerciali nei confronti dei fornitori, e Stato, regioni ed enti locali dovranno pubblicare anche per i titolari di incarichi dirigenziali a qualsiasi titolo i dati che oggi devono fornire per i politici, dalle indennità alla situazione patrimoniale. Pubblici, inoltre, dovranno essere i criteri con cui si formano le liste di attesa nella sanità.

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