Quanto costano i conti correnti italiani?

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Nel mese di dicembre la Banca di Italia ha pubblicato l’annuale relazione che analizza i principali parametri dei conti correnti italiani a livello aggregato.

La rilevazione è stata effettuata nel corso del 2015 e ha riguardato le spese di gestione effettivamente sostenute dalle famiglie nel 2014, osservando un campione di 13.291 conti correnti, inclusi anche quelli postali. Nel 2014 la spesa media per un conto corrente bancario è stata di 82,2 euro (+ 0,3 euro rispetto al 2013), nella precedente indagine si era rilevata una diminuzione di 7 euro. Le spese fisse, che rappresentano oltre i due terzi della spesa complessiva, sono rimaste sostanzialmente invariate (8,6 euro), dopo tre diminuzioni annue consecutive. Gli aumenti dei canoni delle carte di credito e delle “altre spese fisse” sono stati assorbiti dalla diminuzione degli altri canoni (base – 2,5% e bancomat -5,3%), e delle spese per invio estratto conto (- 12 %). Le spese variabili sono invece aumentate mediamente di 0,4 euro, posizionandosi a 26,6 euro.

Secondo l’indagine il lieve incremento è dovuto alla maggiore operatività registratasi nel 2014, da 131 a 140 operazioni annue. Quanto alle fonti di variabilità osservate nei livelli di spesa, il documento evidenzia che queste sono riconducibili a 3 fattori: anzianità del conto; profilo ISC (Indicatore Sintetico di Costo) della clientela, suddivisa in famiglie, pensionati e giovani; comportamento della clientela in termini di numerosità delle operazioni effettuate. Ancora una volta i conti correnti più recenti costano meno di quelli aperti da più tempo: 52,7 euro aperti da un anno e 58,8 euro aperti da due anni, inferiori alla media rispettivamente di 29,5 euro e 23,4 euro. All’aumentare dell’anzianità del conto crescono i costi, per quelli accesi da almeno 10 anni raggiungono i 98,7 euro (+ 16,5 euro rispetto alla media): aspetto che sembra quasi un incitamento a cambiare spesso banca per ottenere condizioni migliori, con buona pace per la fidelizzazione del cliente. Al riguardo, anche il documento sottolinea che gli oneri sono più favorevoli per i conti aperti più di recente. Altro fattore condizionante le spese di gestione del conto è il profilo ISC della clientela: sono mediamente più basse per giovani, famiglie e pensionati a bassa operatività (minori spese fisse e utilizzo del conto); sono invece più alte per le famiglie e i pensionati a media o alta operatività (maggiori spese variabili). In relazione al numero di operazioni effettuate nell’anno le spese crescono progressivamente al loro variare: 49,8 euro per non più di 50 operazioni annue, fino a 118,6 euro oltre le 200.

Da rilevare che all’incremento dell’operatività la struttura tariffaria subisce modifiche per il combinarsi di spese fisse progressivamente più elevate compensate da costi variabili unitari inferiori: chi ha effettuato meno di 50 operazioni annue ha sostenuto spese fisse per 43,4 euro e una commissione media per ciascuna operazione di 0,27 euro, contro rispettivamente 64 euro e 0,18 euro di chi ha avuto una maggiore operatività. Nel confronto con i conti correnti bancari quelli postali costano meno: spesa media nel 2014 pari a 53,6 euro; il minor costo di 28,6 euro è suddiviso tra spese fisse (16,6) e spese variabili (12). Il maggior risparmio è dovuto: per le spese fisse alle “altre spese fisse” (- 9,6), ai canoni delle carte di credito (- 4,6) e alle spese per invio estratto conto (- 2,5); per quelle variabili alle spese per disposizioni (- 3,9) e alle spese di scrittura (- 8,1). Nel 2014 il 73,8% dei conti aveva una giacenza media di 5.400 euro e la remunerazione media dei depositi è stata dell’0,6%.

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