Una pace fiscale ancora incerta

Fisco
Per il momento si conoscono solo poco informazioni sulla pace fiscale. Nonostante i numerosi annunci da parte dei politici che si rincorrono negli ultimi giorni, il perimetro del provvedimento appare non ancora delineato. Probabilmente la poco chiarezza sul tema è in parte da imputare dalla necessità da parte del governo di utilizzare questo riedizione del condono fiscale per garantire le coperture agli altri provvedimenti della finanziaria: reddito di cittadinanza, flat tax, etc.
Le certezze per ora riguardano la chiusura delle liti pendenti in ogni stato e grado, quindi davanti alle Commissioni Tributarie e alla Corte di Cassazione. È possibile che si impedisca la definizione delle posizioni più rilevanti con la previsione di un tetto massimo pari a un milione di euro. L’idea sarebbe di impedire di fare pace con il Fisco ai soggetti di grandi dimensioni, che sono maggiormente strutturati per difendersi ove dovessero incardinare un contenzioso con l’erario.
La pace fiscale è però ancora tutta da scoprire in quanto devono essere sciolti almeno due nodi:
– il primo riguarda l’estensione del provvedimento all’imposta sul valore aggiunto. In linea di principio la soluzione dovrebbe essere negativa in quanto l’IVA è un tributo armonizzato e la UE non accetterebbe la rinuncia alla riscossione. È possibile, però, che la cancellazione riguardi le sanzioni e gli interessi come d’altra parte si è già verificato per la rottamazione dei ruoli. In buona sostanza, l’Italia dovrebbe assicurare alla UE almeno la riscossione dell’IVA senza la concessione di alcuno sconto;
– il secondo nodo è la “pace fiscale previdenziale”. La misura riguarderebbe in special modo, artigiani, commercianti e più in generale i possessori di partita IVA. Infatti, se questi contribuenti cogliessero l’opportunità di integrare la dichiarazione dei redditi presentata negli anni scorsi, facendo emergere compensi e ricavi non dichiarati, si porrebbe il problema di valutare gli effetti sull’imponibile previdenziale.
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